L'essenziale è invisibile agli occhi(3)

scritto da Leyla Khaled
Scritto 21 ore fa • Pubblicato 4 ore fa • Revisionato 4 ore fa
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Autore del testo Leyla Khaled

Testo: L'essenziale è invisibile agli occhi(3)
di Leyla Khaled

Arrivarono in Italia che erano le 3:00.
Trovarono cieli stellati e aria tersa.
“Finalmente a casa”, esclamò Francesca compiaciuta.
All'aereoporto c'era una berlina scura ad attenderli.
L'autista dimostrava una trentina d'anni e poteva essere scambiato per il fratello di Francesca:
stessi capelli scuri, stessi occhi chiari.
David e Francesca salirono sulla macchina..
David aveva lasciato una fessura nel finestrino perchè l'aria gli arrivasse in pieno viso.
Dopo una buona mezz'ora in cui nessuno aveva parlato Francesca gli rivolse la parola.
“Come stai?”, gli chiese.
"Bene", ispose soltanto, poi nient'altro.
Lei ritornò a guardare la campagna che si alternava ai paesi, alla città, ai boschi.
Nessuno disse niente sino all'arrivo.
Dopo km di strada oltreppassarono un alto cancello di ferro battuto.
Percorsero un lungo viale alberato per arrivare davanti ad una specie di villa rinascimentale.
Nell'ingresso un camino dalle enormi dimensioni acceso illuminava quasi completamente la stanza alle cui finestre pendevano pesanti tendaggi verde muschio..
David alzò la testa per osservare i dipinti che erano sul soffitto:
scene che narravano episodi della mitologia greca come Perseo, Proserpina o il Minotauro.
Fece un giro su se stesso per guardarsi attorno.
Il lungo tavolo, i mobili le persone erano circondate dal bagliore del camino e sembravano tanti fuochi fatui.
Un uomo stava scendendo la lunga scalinata che portava al piano superiore.
“E lui?”, domando Geriko passando lo sguardo da David a Francesca.
“Si”, rispose lei.
Indossava pantaloni di daino marrone, una camicia bianca e una lunga giacca di panno scuro.
Francesca aveva sete e si diresse verso un servizio di cristallo nella bottiglia del quale vi era un liquido rosso vivo:
“Si diverte molto a staccarci la testa”, esclamò con un sorriso ironico.
Ne versò un po' in un bicchiere e lo allungò a David:
“Ed è anche molto bravo”, precisò.
Vedendo che non lo prendeva aggiunse decisa:
“E' vino”.
Questi lo prese e ne buttò giù un sorso per tirarsi su un pò.
Francesca gli presentò gli altri presenti:
Santiago, Marcus, Zahara e Zacharia.
Lo guardarono come si guarda un perfetto sconosciuto.
Forse non sapevano nemmeno chi fosse, o semplicemente a loro non fregava niente.
Intanto da lontano era possibile sentire Paolo e Alessandro che parlavano.
Le voci si stavano facendo più alte mentre si avvicinavano.
Come al solito discutevano.
Francesca corse loro incontro abbracciandoli e dando ad ognuno un bacio.
Prese per una mano Paolo e lo trascinò davanti a David.
“Guarda chi ti ho portato”.
“Dove l'hai pescato?”, domandò sorpreso.
“Beh, ....a casa sua”.
“E come l'hai convinto a venire?”, chiese.
“Non l'ho convinto.
Lo portato con me e basta”.
Allungò anche a lui un bicchiere.
“Al solito”.
Paolo assaggiò il vino.
Lo trovò troppo dolce e stomachevole.
“Ha fatto qualche storia..…”, precisò.
“Vuoi dire che non gli hai parlato di vita eterna e roba simile?.”
Accompagnò la frase con un gesto della mano.
“Magari faceva meno il difficile.....”.
David che sino ad allora aveva solo ascoltato intervenne:
“Ma di cosa state parlando?”,
“Lascia stare...poi ti spiegherò.....”, gli rispose Francesca, interponendosi tra i due.
“Lascia perdere un accidente....”.
David la scostò a sua volta con decisione.
“Si può sapere che storia è questa?”
“Vedi amico mio, " iniziò Paolo mettendogli un braccio attorno alle spalle " la storia è molto semplice”.
David lo guardò poco rassicurato.
“Da qui non si esce come si è entrati”.
Buttò giù tutto il vino in un'unica sorsata.
“In.... che senso?”.
“Nel senso che o diventi come noi o ....”
Fu Alessandro a finire la frase:
“...ti facciamo la pelle”.
Una lunga ciocca di capelli biondi gli era andata sul viso.
“Ti è chiaro adesso o dobbiamo spiegarti anche la procedura?”.
La mano lunga e sottile nella quale una spessa fede d'argento circondava l'indice la scostò dal viso.
.

Dopo aver bussato Francesca entrò nella camera che avevano assegnato a David.
Lo trovò a guardare fuori dalla finestra aperta.
Una folata di vento gelido lo prendeva in pieno viso, ma lui sembrava non accorgersene.
Fuori i lampioni che illuminavano il sentiero che conduceva al cancello stavano iniziando ad accendersi uno alla volta in successione come tante lucciole in una sera d'estate.
“Non ti accadrà nulla”, lo rassicurò Francesca.
Lui voltò la testa per guardarla, come se la cosa non facesse alcuna differenza.
“Davvero?”, disse calmo.
“Te lo prometto.”
“Se lo di ci tu.”
Ritornò a guardare in mezzo alla notte.
“Ce l'hai ancora con me per quello che ti ho detto prima di partire?”.
David abbassò la testa emettendo una specie di risata soffocata.
“Diciamo che il tuo spietato riassunto della mia vita non è la cosa che mi preoccupa di più in questo momento....”
“Scusa, ma difficilmente i pensieri non mi finiscono in bocca ....”.
Fece una pausa poi:
“Puoi decidere di fare quello che vuoi.”
“E sarebbe?”, domandò David.
“Potresti recitare per sempre.”
“Per sempre.....”ripetè a se stesso “Cento giorni di repliche mi sembrano già un eternità”
“Hayday non invecchierebbe mai.....e nemmeno Seimour.....”
“Meraviglioso...…”, esclamò sarcastico “altri 50 sequel.....o io sottovetro in un laboratorio, come un bacillo, per capire come faccio a conservarmi così bene....”
“Tu pensaci.”
Fece l'atto di andarsene.
“Aspetta..…”, David la richiamò indietro.
“Tu...e gli altri.....Da dove venite?”
Francesca ritornò sui suoi passi.
“Lo vuoi sapere davvero?”.
Era seria.
Lui fece cenno di si.
“Da un mondo che non centra niente con questo....e che fortunatamente non esiste più”.
Slacciò un bottone della camicia e gli mostrò il fiore di giglio.
“Un mondo che marchiava le puttane e i ladri come se fossero delle vacche”.
Si coprì di nuovo .
“Un mondo che toglieva di mezzo tutto quello che non capiva.....”.
Sfiorò con le dita le cicatrici.
“....e che tu non vedrai mai”.
“Ti rendi conto di quello che mi stai dicendo?”.
“Mi rendo conto che potresti non crederci mai......nemmeno dopo quello che hai visto”.
Abbottonò di nuovo il colletto.
“Per noi in fondo era tutto molto più semplice :
streghe, madonne e santi facevano parte della nostra vita, e qualcuno che promettesse un miracolo a un disperato non era poi così strano”.
“E' pura follia....”.
“Hai ragione....pura follia.”
Lui rimase in silenzio.
“Michael Raffish non avrebbe fatto così tante storie a credermi...”.
Michael era uno dei suoi personaggi.
Gli sorrise.
David fece lo stesso e pensandoci gli sembrò di avere sotto il naso l'odore della lavanda che si era versato addosso a litri in quei sei mesi in cui era entrato nei suoi panni.
“A lui bastava qualcuno che lo prendesse per mano …”, puntualizzò David.
“La stessa mano di cui avevano bisogno quelli che dopo averti visto hanno cominciato a notare che ci sono anche i Michael Raffish immersi sino al collo in un mondo che non sa che farsene di loro, in mezzo agli eroi come Seymour o ai Simon Fabble che rapinano le banche con il sorriso e fanno innamorare le cassiere.
Non è una magia anche questa?”.
“E' una cosa molto triste…”,
“Triste?” gli chiese senza capirne il motivo.
“Si....triste che ci sia bisogno di un venditore di fumo che renda reale qualcosa che è già davanti ai tuoi occhi.”
“Non buttarla così sul tragico.
Non ti ho detto che hai salvato il genere umano da una catastrofe nucleare....”.
Se ne andò lasciando li .
David vide un libro appoggiato sul tavolo che prima non c'era.
Probabilmente l'aveva lasciato Francesca.
Era aperto ad una determinata pagina e un paio di righe erano sottolineate da una matita blù:
'Svelaci che la verità è di non possedere alcuna verità'”.



“Perchè non me l'hai detto?”
Paolo stava litigando con il fratellastro, Alessandro.
“Datti una calmata”, rispose impegnato a fare altro “ saresti venuto a saperlo comunque.....”
Buttò sul letto una delle tante camice che stava provando.
“Sei un gran figlio di puttana”.
Alessandro gli sorrise senza scomporsi.
“Ti ricordo che abbiamo la stessa madre.”
Paolo appoggiò i piedi sul tavolo di fronte a lui..
“Rimani sempre un emerito figlio di puttana.”
Si accorse di avere una delle camicie del fratello dietro alla schiena, così faticosamente la estrasse e la lanciò via indispettito.
“Perchè non hai fatto qualcosa per impedirle di andare?”
Alessandro si interruppe per un attimo.
“Che cosa pretendevi?Che la inchiodassi a quattro assi del pavimento?”
Riprese ad allacciarsi il polsino di una camicia blù.
“E poi capirai…”, continuò andando verso l'armadio per prendere una giacca di velluto dello stesso colore.
I lunghi capelli biondi sembravano ancora più accesi sul blù.
“Capire cosa?”Paolo si alzò in piedi.
“Te ne parlerà Francesca.......”
Ne tirò i lembi per sistemarla meglio.
“E poi io non ho tempo......”
“Capire cosa?”, ripetè.
Stava per afferrargli una manica quando entrò la diretta interessata.
“Se potesse vedervi vostra madre..…”, osservò.
“Mia madre sta bene dove sta....”rispose Alessandro tra il distratto e l'irritato “Se non altro per avermi dato un fratello così stupido.”
Oltrepasso la soglia.
“Ci vediamo” e uscì.
“Allora?”, disse rivolto a lei.
Francesca stava raccogliendo uno degli indumenti lasciati sul letto da Alessandro.
“Non volevi conoscere David Fenner?”
“Non dire idiozie”.
“Com'è che hai detto....…”, si infilò una camicia azzurra sopra la sua ”Ah,si, 'E' talmente abile da farmi sentire una stranezza tra le tante della vita'”.
La sistemò sulle spalle..
“Credi che Alessandro me la darà?”
Paolo sembrava esasperato da quello sproloquio.
“Ti fa girare le palle eh?”
Si appoggiò le mani sui fianchi e attese che continuasse.
“Sei indeciso se farlo a pezzi o costruirgli un monumento.”
Francesca scartò la giacca viola.
“Certe volte tuo fratello ha dei gusti osceni”.
Prese invece quella color antracite di seta.
“Comunque non rimarrà qui abbastanza a lungo perchè tu ti decida a scegliere tra le due cose.”
Era troppo grande per lei.
“E poi la tua vita sta per cambiare.....”
Paolo non capiva.
“E avevo bisogno di David Fenner per cambiare vita?”
Francesca non rispose.
“Mi lascia il suo posto a teatro?”
“Gli distruggeresti la reputazione.”
Si tolse la giacca delusa.
“Hai una bella faccia ma sei un cane.”
Gli si avvicinò..
“Caio mi ha promesso di farlo ritornare a casa in cambio del nostro appoggio......”
“Cosa centra Caio?”.
A sentire quel nome era diventato furioso.
Pensare di aver qualcosa da spartire con lui gli fece perdere i lumi della ragione
Le diede una spinta tale da farla andare contro il muro tre metri dietro di lei.
Francesca si massaggiò una spalla.
“Alessandro ha ragione....”
Si rialzò con una smorfia.
“Di tutti i suoi fratelli gli è capitato di sopravvivere insieme al più stupido”.
Gli balzò addosso buttandolo a terra.
Gli aveva afferrato il collo con una mano e lo premeva contro il pavimento.
I lunghi capelli neri erano sparsi intorno alla testa.
A discapito del fisico minuto Francesca era piuttosto forte, ma soprattutto molto veloce nei movimenti.
“Sarete tu e Caio a prendere il posto di Damiano.”
Paolo allentò la presa attorno al polso che aveva afferrato.
“Non hai idea di quanto mi piacerebbe stringere sino ad infilarti le unghie in gola...”
Si rialzò.
L'altro sentì qualcosa che gli scorreva sotto l'orecchio.
Allungò un dito e si accorse che era un piccolo rivolo rosso.
“Ma mi piaci ancora troppo......”.
Passò la lingua sul dito macchiato di sangue.
“Ma non sono l'unico....a quanto pare”.
Anche Paolo si era rialzato.
“No, non sei l'unico.
Non lo sei mai stato, e non lo sarai mai”
“Allora perchè vuoi che se ne vada?”, le chiese malizioso.
“Perchè non centra niente con quelli come noi....”.
Si diedero un lungo bacio, come se niente fosse successo.
“E' troppo diverso....e da qualche parte ha qualcuno che lo aspetta”
“Credi davvero che Damiano si toglierà dai piedi con tutta la sua cricca?”
“Stai tranquillo, se ne andrà,...... eccome se se ne andrà.....”
Paolo non capiva tanta sicurezza.
Francesca ritornò a rimescolare tra i vestiti di Alessandro.
“Questa non è male.”
Era una camicia color verde acqua.
Poi rivolgendosi a Paolo:
“Adesso vattene, ho da fare.”





Francesca uscì di casa alle undici.
Aveva un appuntamento un po' più tardi e ne aprofittò per passeggiare nel parco.
Era una notte freddissima.
Il cielo terso era tempestato di stelle.
Una scia luminosa attraversò il suo sguardo perso nell'oscurità.
Un lupo le attraverso' la strada e si farmo a poca distanza da lei .
Rimase fermo a guardarla.
Aveva il manto nero e lucido ed era piuttosto grande.
Gli occhi tondi , illuminati dalla luna, sembravano di vetro..
Le si avvicinò.
Lei allungò una mano verso di lui e questi la leccò .
Anche David aveva avuto la stessa idea, ed era sceso a fare due passi.
Osservò la scena a distanza per non farsi vedere.
In quel momento capì l'espressione 'incredibile' usata da moltissime persone, riferita alle sensazioni che scaturivano dal vederlo recitare.
Un po' alla volta la sagoma del lupo cominciò a mutare:.
Si alzò sulle due zampe anteriori e il suo corpo assunse la sagoma di un uomo.
I capelli non erano trattenuti da una coda, ma riconobbe Geriko.
Francesca aveva qualcosa tra le mani.
Lo dispiegò, era una specie di lungo mantello, e glielo avvolse attorno al corpo nudo.
Poi gli circondò il collo con le bracce scomparendovi sotto, ad eccezione della testa e di un pezzo del lungo abito che portava..
Dopo qualche attimo cadde ai loro piedi qualcosa.
Francesca aiutata da Geriko si era liberata del vestito.
Lui la strinse a se.
David sentii una risata mentre l'altro le sussurrava qualcosa all'orecchio.
Poi si liberò anche degli stivali di pelle..
Un verso le fece girare la testa.
Era una civetta che spiccava il volo, ma con la coda dell'occhio vide David nella penombra.
Non avrebbe comunque cambiato niente.
Avvicinò le sue labbra a quelle di Geriko in un bacio che durò a lungo.
L'aria era attraversata dal rumore distinto dei loro sospiri.
Geriko la sollevò e insieme si diressero verso un piccolo edificio a una decina di metri di distanza.
Oltreppassarono la porta e una luce fioca si accese per illuminare l'unica stanza.
Stava per andarsene quando incrociò Paolo che passandogli accanto non lo degnò nemmeno di uno sguardo.
Gli passò oltre come se fosse di vetro e a lunghe falcate andò dove si trovavno gli altri due.
David tremante per il freddo pungente ritornò in casa.



Francesca più tardi entrò nella camera di David senza neanche bussare.
“Lo sai che non si spia?”,gli disse accomodandosi sull'altra sedia con i braccioli ,gemella di quella in cui era seduto lui , oltre il tavolo che li divideva..
David che aveva fatto finta di nulla, alzò lo sguardo dal libro che stava leggendo.
“Adesso ho capito a quale delle due categorie appartieni”, le disse ironico.
Lei si guardò il fiore di giglio che spuntava dalla vestaglia.
“Ah, ma allora c'è l'hai ancora quella bella lingua tagliente che ha fatto saltare sulle sedie parecchie persone.....”
Sorrise tra sè prendendogli dalle mani il libro che gli aveva lasciato il giorno prima e al quale aveva cominciato a dare un'occhiata..
“Comunque tu non sai proprio un cazzo della mia vita.
Mentre io ne so molto di più sulla tua.”
“E questo ti da il diritto di sputare sentenze..... non è così?”
“Credo di si...…”, rispose osservando infastidita un unghia che si era scalfita.
“Beh, con me è meglio che tieni la tua in bocca.”
David si riprese il libro.
“O prima o poi se continuerai a sventolarla a quel modo, te la ritroverai attorno al collo.......e potrei anche aprofittarne”.
Si protese in avanti per guardarlo meglio negli occhi.
“Un'altra delle tue citazioni che fanno tanto presa sui giornalisti?”
Si alzò in piedi.
“Non riesci mai a staccarti quella bella pelle da primadonna incazzata, con gli occhi blù e tristi di una bambola che`e`stata messa da parte per un nuovo giocattolo.....”
David alzandosi spinse indietro la sedia, ma non disse niente.
“Già…”, lei gli sorrideva con cattiveria “ti rode che ti abbiano buttato in un angolo... non è così?”
Continuava a fissarlo.
“Non ci sei abituato.
Appena ti si presenta una difficoltà comincia a fumarti il cervello.”
Sembrava che nella stanza tutto fosse immobile e fuori dal tempo.
” 'Mettete ad uomo una maschera e vi dirà la verita ' ”
Francesca ripetè la frase che tante, troppe volte aveva sbattuto in faccia ai giornalisti.
"Te la vuoi levare quella cazzo di maschera una volta per tutte...”alzò la voce di un tono, “E`ora di scendere dal palcoscenico...... che ti piaccia o no”, la voce aveva ritrovato il solito tono..
Aveva allungato una mano verso di lui.
“E se io non volessi scendere dal palcoscenico …”, le afferrò un polso stringendolo saldamente “...perchè mi piace starci sopra?”
“Davvero?”, con uno strattone si liberò,
"Certo che sei un bell`esemplare di....umanità, non c'è che dire.…”, la voce sembrava uscire a fatica tra i denti.
“Umanità?”, esclamò David con un sorriso sarcastico “Bella parola in bocca a qualcuno che va in giro a staccare la testa alla gente...”
Francesca scoppiò in una risata.
“Tu vedi.....scusa.…”, gli lanciò un'occhiata divertita “Tu hai fatto troppi film in cui il sangue deve per forza scendere a fiumi, le teste volare e le battaglie lasciare solo morti, per immaginare qualcosa di meno drammatico e .....dinamico.”
Nessuno dei due avrebbe perso l'occasione per avere l'ultima parola.
“Tu Francesca, davvero, credi di essere così diversa da me?”, le domandò.
“No, purtroppo non lo siamo....ed è per questo che ti conosco...”
Francesca alzò la testa verso un angolo del soffitto e noto`un ragno sull`angolo di una parete.
Stava risalendo il filo al quale era appeso.
"Guarda", gli indico`la ragnatela.
David seguì la traiettoria del suo dito.
“Siamo tutti e due come quel ragno:
aspettiamo una vittima per farla a pezzi”
Si guardarono
“Io però non sono cosi`spietata come te, e .le mie prede soffrono molto meno."
Il ragno andava sempre piu`veloce.
"Tu non hai ancora finito di torturare la tua anima anche se è un bel po' che le stai dietro”
Il ragno sembrava avere davvero molta premura di raggiungere la sua vittima.
"E' farai lo stesso con Charlie”
All`improvviso il ragno fu colto da una specie di esitazione.
."Esci da qua", le disse David.
L'ultima frase non lo divertiva per niente.
Poi in un attimo il ragno fu sulla mosca.
"Per te è sempre stata solo una”boccata d`aria fresca”e niente altro......".
"Non l`ho mai illusa", si giustificò.
Ora la mosca stava dibattendosi inutilmente tra le zampe del ragno.
"Allora osserva meglio la sua espressione in quella bella foto che hai a casa."
David ritorno` con la mente a quei tre giorni a Parigi di un anno prima.
Sembrava davvero felice.
"Ma e`cosi`che va il mondo, no?”
David per un attimo si sentì una specie di morsa nello stomaco.
“Vattene.”le disse .
“Sei ancora in tempo per fermarti”, gli sussurrò
Fece qualche passo verso l'uscita, ma si fermò.
"Ah, per la cronaca, io sfilavo quattrini non pantaloni.
Come puttana sarei un fallimento, vado solo con quelli che mi piacciono."
La sua voce gli arrivo`alle orecchie di David.
"Se ti può consolare, penso che tu sia uno dei due motivi per cui Dio non ha ancora deciso di far scomparire questo fottuto pianeta".
"E l`altro quale sarebbe?", le chiese David aspettandosi chissà quale risposta.
"Beh, che Dio non esiste”
“Ne sei sicura?”
“No......però nessuno mi ha ancora dimostrato il contrario”
La porta si chiuse alle sue spalle.



Geriko, Alessandro e Francesca incontravano Damiano.
David ripensando al colloquio con Francesca prese in mano il libro che gli aveva lasciato.
Vi si narravano le vicende dell'imperatore Caligola, che annientato dalla morte della sorella-amante Drusilla, ha vagato per le strade tre giorni, prima di ritornare nel suo palazzo.

CALIGOLA. Mostro, Caligola. Mostro per avere troppo amato.
Ho corso tanto, lo sai.
Sono tanti tre giorni. Nemmeno me l'immaginavo, prima. Ma è colpa mia.
E' ridicolo pensare che l'amore possa rispondere all'amore.
La gente ci muore intorno, tutto qui.
Questo mondo così com'è non è sopportabile.
Gli uomini muoiono e non sono felici

Damiano aveva vicino a sé Santiago, un argentino dal corpo massiccio, la mascella squadrata, capelli e occhi nerissimi, Marcus e Zacharia.
Poco distanti stavano parlando Lisa e Zahara.
“Mi hanno detto che hai portato un uomo?”le domandò.
Era appena tornato da un viaggio durato alcuni giorni.
“E' vero”rispose Francesca.



CALIGOLA Mostro, Caligola, mostro.
Bisogna andarsene in fretta, subito.
Come si può continuare a vivere con le mani vuote quando prima stringevano l'intera speranza del mondo?
Come venirne fuori?
Fare un contratto con la propria solitudine, no?
Mettersi d'accordo con la vita.
Darsi delle ragioni, scegliersi un'esistenza tranquilla, consolarsi.
Non è per Caligola.


David maledì Francesca.
Chiuse il libro.
Perchè si sentiva uno schifo?.
Pensò a quello stupido ragno appeso alla parete.

“Voglio che tu lo faccia sparire”, le disse Damiano riferendosi a David.
Sembrava calmo, ma i suoi occhi che vagavano attorno senza sosta.
Francesca intenzionalmente stava rimescolando i pensieri tirando fuori solo quelli che voleva che lui conoscesse.
Non tutti in una volta ovviamente, altrimenti il gioco non sarebbe stato divertente.
E così Damiano sentiva che c'era qualcosa che non andava ma non riusciva ancora a capire chiaramente cosa fosse.
Di rimbalzo gli arrivò l'immagine di Mazarine, le braccia spezzate dietro la schiena e un lungo taglio .sotto la gola perchè potesse morire dissanguata.
Ebbe un sussulto e Geriko e Markus se ne accorsero.
“Lo sapevo anch'io”, intervenne Alessandro.
Damiano inchiodandolo con i suoi occhi cerulei esclamò spaventato:
“Non ti ho detto di parlare.”
Francesca gli si avvicino un po'.
“Che ti succede?”, gli domandò tranquilla sorridendogli.
Gli inviò un altro pensiero.
Caio che creduto morto veniva scaricato coperto di sangue in un fossato.
“Non farò proprio niente”, rispose continuando a tenergli gli occhi addosso.


David, ritornò a sedersi.
Come se avesse quasi paura riaprì il libro al punto in cui era arrivato.
Il suo dolore e la disperazione erano ancora lì ad aspettarlo, anche se sperava che una volta tanto se ne fossero andati.
Invece erano come Francesca, sempre al varco.
Lo stesso dolore e la stessa disperazione che avrebbero portato Caligola ad essere in perpetuo conflitto con il mondo nel momento in cui arrriva alla conclusione che con Drusilla è morta ogni possibilità di ritornare a essere felice.
Non era forse quello che aveva pensato con la fine del suo matrimonio?
Da quel momento l'imperatore eserciterà tutto il suo potere nel bene e nel male.


CALIGOLA. No, sei tu che non ti rendi conto.
Sentitemi bene.
Se il Tesoro è fondamentale, la vita umana non lo è.
Ho deciso di essere logico.
Vedrete quanto vi costerà la logica.
Il potere ce l'ho io.
Eliminerò chi mi contraddice, e anche le contraddizioni.


“C'è qualcosa che non va Damiano?”, gli chiese non mollando la presa.
“Non ho nulla,”rispose duro “e farai quello che ti ho detto”
“Davvero?”.
Damiano vide Lorenzo, come una scimmia ammaestrata, buttato in una cella per giorni senza cibo, straziare un ragazzo di 15 anni.
La sua pelle alla luce delle candele sembrava trasparente come la pergamena e ancora più bianca sopra il colore nero degli abiti.
Lui e Francesca si guardavano, aveva la bocca aperta, ma non ne usciva una parola.
Scuoteva solamente la testa
Se ne stava seduto, come un re ormai senza più trono, sopra un'imponente sedia intagliata nell'ebano.
“Ma che succede?.”, chiese Geriko
Fece qualche altro passo.
Poi guardò Alessandro con aria interrogativa.


Nella testa di David cominciarono a scorrere gli ultimi cinque anni della sua vita.
Non era mai stato mai così famoso e non aveva mai guadagnato tanto.
Michael Raffish, Seymour, Karl Welsh o Simon Fabble erano il sogno di qualunque attore partito dal nulla come lui.
Eppure per lui assomigliava a tutt'altro che a un sogno.

CALIGOLA Sapevo che si può arrivare alla disperazione.
Ma non sapevo cosa volesse dire.
Pensavo, come tutti, che si trattasse di una malattia dell'anima.
Invece no, è il mio corpo che soffre.
Ho male al cuore, Cesonia.
No, non avvicinarti.
Lasciami stare.
Sono tutto scosso da conati di vomito.
Mi fanno male le gambe, le braccia.
Mi fa male la pelle.
Ho la testa svuotata, ma la cosa più rivoltante è questo sapore che ho in bocca.
Non sa di sangue non di morte non di febbre, ma di tutto questo messo insieme.
Mi basta muovere la lingua perchè tutto si faccia nero e l'umanità mi ripugni.


Damiano ora aveva gli occhi di tutti piantati addosso.
“Forse ha finalmente capito cosa vuol dire sentirsi un infame”.
“Che diavolo intendi .....dire?”, le domandò lui esitando.
Nella sua mente si rivide in un pomeriggio d'estate in compagnia di qualcuno che in cambio della pelle di quelli che viveno con lui, avrebbe salvato la sua , e lo avrebbe lasciato solo a guidare quelli che erano rimasti.
Francesca alzò le maniche del vestito e gli mostrò i segni profondi delle bruciature che gli aveva inflitto un prete.
“Avremmo dovuto scannarti allora.......solo tu eri riuscito a scamparla......ma eravamo troppo stupidi e disperati per credere che tu centrassi qualcosa.....”
Poi scoprì rabbiosa la gamba attraversata da una cicatrice profondissima anche se molto vecchia..
“Ci fidavamo di te.”
I lineamenti del suo viso cominciarono a cambiare:
le pupille si assotigliarono, denti affilati spuntarono dalle labbra e anche la voce si fece cavernosa.
“Ti sei venduto come una puttana al miglior offerente....”
Gli stava per balzare addosso quando Alessandro la attirò a se prendendola per un braccio.



CALIGOLA. Ecco cos'è che mi perseguita.
Questo andare oltre.
Vedessi che cosa fetida e rivoltante è diventata in poche ore.
Hai sentito quell'altro: il Tesoro!
Ah, comincio a vivere finalmente!
Vivere, Cesonia, vivere è il contrario di amare.
Te lo dico io.
Che bello spettacolo, Cesonia.
Mi occorre il mondo, e spettatori, vittime e colpevoli.


“Ecco che cos'è che mi perseguita.
Questo andare oltre.”
Le parole giravano nella testa di David.
Ed era l' “andare oltre”quello che lo spaventava di più.
Abbandonare la sua “corazza” che lo proteggeva così bene, se solo avesse deciso di ricominciato da capo.......magari con Charlie.
“....anche se ti piace tenerti addosso quella bella pelle da primadonna incazzata con gli occhi blù e tristi di una bambola.....”gli aveva detto Francesca.


Paolo stava percorrendo a lunghe falcate il salone quando aveva sentito quelle ultime parole.
Sembrava ancora più snello nella lunga giacca e i pantaloni di seta indiana color rubino.
I capelli color inchiostro scendevano lungo tutta la schiena e ondeggiavano ad ogni passo.
Si fermò accanto a Geriko a poca distanza da Alessandro che aveva lasciato il braccio di Francesca.
“Ho dovuto farlo!”, urlò
“Dovuto?”, esclamò incredula mentre la voce si perdeva per strada.
“Sarebbe stata la fine per tutti.” . tentò di giustificarsi
“Sarebbe stata la tua fine.”
“Siamo ancora qua”, disse Damiano cercando di essere freddo.
Francesca si mise a ridere.
All'improvviso afferrò con le mani la tela della camicia appoggiata sulle spalle di Alessandro e la strappò con decisione.
Poi lo fece girare verso Damiano
Lunghe cicatrici ne solcavano la pelle morbida.
Era stato usato uno scudiscio a cui erano state applicate delle punte di metallo per arrecare ancora più dolore.
“E questo è il prezzo.......”.
Anche Zacharia, Marcus e Santiago si guardavano smarriti.
“E tu dov'eri?”, gli chiese a denti stretti.
Alessandro fece una smorfia come se potesse sentire in quell'istante tutto quello che aveva provato allora.
Qusta volta Francesca riuscì a balzare su Damiano.
Mentre Santiago stava per fermarla, vide Caio che sino ad allora era rimasto quasi nascosto scuotere la testa invitandolo a non muoversi.
Damiano respirava a fatica.
“Te lo dico io dov'eri”, disse portando il suo viso a pochi cm dal suo.
“Con quel bastardo che ci ha comprato come si comprano le vacche a un mercato per mandarne una parte al macello e l'altra all'ingrasso”
Si potevano vedere le unghie entrare nella carne.
“E tu Giuda ci hai venduto per trenta denari.”
Lo sollevò in aria di una decina di cm.
Si girò verso Alessandro.
“La tua bella pelle non vale più di questa casa lo sapevi?”
Ritornò a guardare Damiano sollevando la testa
“Perchè è questo che ti ha promesso no?”
Un sottile rivolo di sangue gli scese lungo il collo e gli cadde vicino alle labbra di Francesca.
Lo rimise a sedere tenendolo ben saldo.
“Ah, è vero, insieme al tuo nuovo ruolo di salvatore della razza.”


SCIPIONE. C'è sempre un momento di felicità nella vita, per tutti.
E' questo che ci da modo di continuare.
E' a questo che ci si afferra quando ci si sente svuotati.
CALIGOLA. E' vero, ragazzo mio.
SCIPIONE. E non c'è niente di simile nella tua vita?
Un moto di pianto, una fuga nel silenzio?
CALIGOLA. Si, nonostante tutto.
SCIPIONE. Che cosa?
CALIGOLA. Il disprezzo.


Francesca gli sputò in faccia.
Damiano la guardò incredulo.
“Come lo so?”.
Lo osservò compiaciuta mentre cercare di ingoiare un po' d'aria.
“Sapevi che la tua donna non aveva un debole solo per gli uomini?”
Questi pensò a Katia.
Era stata trovata sei mesi prima appesa ad un gancio da macellaio nelle campagne della Toscana.
“E' bastato darle un po' di corda.......non aspettava altro”.
Ora scendeva sangue anche da un'altra parte del collo.
“Non lo sai che le donne non si trascurano.?”
Un ghigno gli passò attraverso gli occhi e le labbra.
“Potrebbero farti brutti scherzi”.
Raccolse con un dito il sangue di Damiano che le era caduto sul viso e si pulì la mano nel vestito.
“Mi dai un tale ribrezzo che preferirei crepare di fame.”.
La sua mano continuava lentamente a stringere attorno al collo e le unghie penetravano sempre più nella carne.


CALIGOLA. Via, siamo generosi!
Mostriamo loro i nostri piccoli segreti.
Dunque, sezione terza paragrafo uno.
ELICONE "L'esecuzione dona conforto e libertà.
E' rassicurante e giusta nelle sue applicazioni pratiche come negli scopi che si prefigge.
Si muore perchè‚ si è colpevoli.
Si è colpevoli perchè‚ si è sudditi di Caligola.
Ma tutti sono sudditi di Caligola.
Quindi sono tutti colpevoli.
Dal che si desume che tutti devono morire.
E' solo questione di tempo e di pazienza."


“Non te l'aspettavi che lo scoprissi dopo così tanto tempo......”
All'orecchio di Francesca arrivò una parola che sembrava un sussulto.
“Puttana....”
Caio lo inchiodò alla sedia trapassandogli la gola con un grosso coltello
Vide gli occhi di Damiano spalancarsi, un rigurgito uscirgli dalla bocca e poi rimanere immobile come una farfalla fissata ad un cartone da uno spillone.
Francesca ritrasse la mano sporca di sangue.
“Forse non si riferiva a me..…”, disse rivolta a Caio.
“Forse”, gli fece eco lui e poi invitò Santiago e Marcus ad avvicinarsi.
“Questa è roba vostra “gli disse Francesca riferendosi al corpo senza vita che aveva scaraventato a terra.
“Portatelo via”.



CALIGOLA. Sembra tutto così complicato. Eppure è cosi semplice.
Avessi avuto la luna, o Drusilla, il mondo, la felicità…, sarebbe stato tutto diverso.
Tu lo sai, Caligola, che potrei essere tenero. La tenerezza!
Ma dove trovarne tanta da soddisfare la mia sete?
Dove trovare un cuore profondo come un lago? Non c'è niente che mi vada bene, non in questo mondo non in quell'altro.
Eppure sono certo, ed anche tu lo sei che mi basterebbe l'impossibile.
L'impossibile! L'ho cercato ai confini del mondo e di me stesso.
Ho teso le mani.
Tendo le mani e non incontro che te, sempre te, come uno sputo sul mio viso.
Te nel chiarore splendido e dolce delle stelle - te in una sera come questa - te che odio - te che sei per me come una ferita che vorrei strapparmi di dosso coniviso le unghie perchè‚ il sangue infetto possa sgorgare con la vita a fiumi.
Com'è pesante questa notte!


“L'impossibile! L'ho cercato ai confini del mondo e di me stesso”
Era esattamente quello che aveva fatto da quando Paula se n'era andata.
Ora sorpreso mentre stava arrivando al termine del libro, in uno degli ultimi dialoghi si accorgeva davvero che la vita poteva davvero essere semplice:

CALIGOLA“Crediamo di conoscere il dolore quando perdiamo chi amiamo.
Ma c'è una sofferenza molto più terribile: quando ci accorgiamo che anche i dolori non durano a lungo.”



Accorgersi che il dolore stava davvero andandosene un po' alla volta gli diede sollievo, ma allo stesso tempo lo lasciava con l'amaro in bocca.
Non sarebbe più stato al centro della sua scena.
Avrebbe dovuto dividere il palco con Melody e Charlie.
E finalmente Paula sarebbe stata solo una comparsa tra le altre.
Si alzò e andò alla finestra.
Tirò la pesante tenda e dopo giorni, finalmente rivide il sole spuntare.
Una sottile brina copriva i prati, gli alberi, come se durante la notte qualcuno avesse sparso una sottile polvere argentata.
Aprì e una brezza ghiacciata gli arrivò al viso.
Pensò a Melody e a cosa stesse facendo in quel momento.
E pensò a Charlie , al suo vestito a fiori blù e al sorriso che sfoggiava nella foto
Respirò l'aria a pieni polmoni e sentì finalmente dopo tanto tempo anche dentro di se quella leggerezza che era così abile da infondere negli altri.
Si domandò dove fosse Francesca.
Uscì dalla porta della camera ma la casa era stranamente immersa nel silenzio.
Ritornò dentro e mentre stava per richiudere le imposte, vide nel cortile una specie di piccolo mulinello di polvere che si disperdeva nell'aria.
Ma troppo stanco per farci attenzione richiuse le tende e andò a letto.



Francesca entrò nella penombra della sua camera che erano circa le otto di sera.
Una debole luce in un angolo permetteva di distingerne le forme.
Si sedette sulla poltrona a pochi metri da lui e lo osservò.
Sembrava dormire tranquillo.
Accostò quell'immagine a Seymour, muscoloso, e invincibile, i lunghi capelli che ondeggiava mentre avanzava armato di una lunga spada o a Heyday con i suoi vestiti attillati, il sorriso sfacciato e la pistola infilata nello stivaletto di pelle.
Ne sorrise.
Stentava a credere che potessero essere la stessa persona, era incredibile pensarlo.
Gli fu più naturale avvicinargli il viso di Michael Raffish , il suo sorriso innafferrabile e magari qualche chilo in più, ma con la tranquillità di chi pensa che niente di male gli possa accadere nella vita, nonostante la sorte gli riservi solo delusioni.
David quasi ne sentisse la presenza, aprì gli occhi e ne riconobbe la sagoma.
Ancora mezzo addormentato le chiese:
“Sei qui da molto?”
“No, solo pochi minuti..
Aspettavo che ti svegliassi.”
Preoccupato si mise a sedere.
“E' successo qualcosa?”
“Certo,”gli rispose sorridendogli,”prepara la tua roba che te ne torni a casa”.
“Subito?”.
Sembrava incredulo.
“Subito”.
Confermò lei.
“Ma...”.
David cercò di parlare, ma fu interrotto.
“Non era quello che volevi?”
“Si, ma..”.
Francesca si alzò.
“Dai, che tra mezz'ora andiamo”
Se ne andò senza nemmeno guardarlo.


Alle dieci arrivarono all'ereoporto.
Lo accompagnò a fare il biglietto.
“Posso farti una domanda?”.
“Forza, sentiamo”, lo invitò lei.
“Perchè hai fatto tutto questo.....”.
Non sapeva che parole usare.
“Casino.... nella tua vita?”gli chiese.
“Già”.
“Per motivi....politici, te l'ho detto”
La guardò con l'aria di chi aspetta una risposta più credibile.
“Davvero.”
Lui continuava a fissarla con la stessa espressione.
“E anche perchè tanto tempo fa conoscevo uno come te....speciale quanto te.......e non ha fatto una bella fine”.
“Ah capisco...”
“David Fenner”gli sorrise “come al solito non hai capito un accidente.
Era mio padre”.
Gli mise in mano il testo di “Caligola”.
“Puoi tenerlo.”
Lui lo prese tra le mani.
“Racconterai a qualcuno quello che hai visto?”,gli chiese.
“Pensi che qualcuno mi crederebbe?”
“Ah, ne sono sicura..”rispose senza esitazione” La gente forse non crede ai miracoli....agli oroscopi...a Dio?”.
Appoggiò la sua mano su quella di David.
“Gli uomiini desiderano tutto quello che non possono ottenere, è più forte di loro.
Poi appena l'hanno avuto, hanno già lo sguardo altrove, alla ricerca di qualcos'altro. “
Francesca lo invitò a camminare per raggiungere il posto dove avrebbe dovutto fare il biglietto.
“Allo stesso modo prova a trasformare un'illusione in realtà.
E' il modo migliore per far diventare l'uomo più pacifico in un feroce persecutore, perchè senza illusioni sa benissimo che morirebbe di noia o di disperazione”
Arrivarono a pochi metri dalla biglietteria.
“Duemila anni fa è stata ammazzata la più grande illusione della storia che rischiava di diventare una realtà.”
Gli diede un bacio su una guancia per salutarlo.
“ 'L'essenziale è..”disse David.
“...invisibile agli occhi' , concluse lei accennando un sorriso, "Sei uno studioso molto diligente...".
Era una frase tratta dal”Piccolo Principe” di Saint Exupery.
“Ora vai”gli disse Francesca e se ne andò via, senza lasciargli il tempo di dire “Grazie”.
Vide allontanarsi la sottile figura nera incorniciata dai capelli lunghi quasi sino le reni.
Il libro si aprì dove era stato sistemato un fiore come segnalibro.
Era stata sottolineata l'utima battuta:

CALIGOLA Sono ancora vivo!

“Già”penso David “nonostante tutto...sono ancora vivo....”.







L'essenziale è invisibile agli occhi(3) testo di Leyla Khaled
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